Schiacciato dal cancello mentre lavora in nero

Schiacciato dal cancello mentre lavora in nero

Forse Pietro Viggiano, un verniciatore 58enne di Borgaro, quando il pesante cancello in ferro l’ha travolto e poi schiacciato contro un camion, a chiedere aiuto con un filo di fiato ci ha anche provato. Ma era solo e nessuno l’ha sentito. È stato ritrovato morto qualche ora dopo dal proprietario dell’officina di Caselle dove era andato per «arrotondare» con qualche lavoretto in nero e dai suoi parenti, che non l’hanno visto tornare a casa. Adesso toccherà ai carabinieri e ai tecnici dello Spresal dell’Asl To 4 ricostruire il dramma avvenuto l’altra sera alla carrozzeria «Quadrifoglio» di via Alle Fabbriche, nella zona artigianale di Caselle. Anche se la dinamica sembra abbastanza chiara. Per gli investigatori Viggiano, un apprezzato verniciatore presso l’azienda Sport Car di Ciriè, era andato nella ditta di Caselle per fare un favore al proprietario che conosceva bene la competenza del 58enne e si serviva della sua manodopera.
L’altra sera, però, Rocco D’Agostino, non era in azienda. Così, quando Viggiano, dopo aver effettuato il lavoro commissionato, si è preparato per tornare a casa, a Borgaro. Mentre stava aprendo il grosso ingresso in ferro con pannelli in vetro che corre su un binario, sarebbero saltati dei perni. Improvvisamente il portone scorrevole si è sfilato dalla rotaia e si è ribaltato sull’uomo che non ha avuto il tempo necessario per scansarsi ed evitare di restare schiacciato sotto il peso di diversi quintali. Ora la procura ha disposto il sequestro del cadavere che potrebbe anche essere sottoposto all’autopsia per capire qual’è stata la causa esatta che ha provocato il decesso. Ovviamente i tecnici dello Spresal dovranno anche chiarire se, all’interno dell’attività di Caselle, siano rispettate tutte le normative in materia di sicurezza e perché i perni hanno ceduto. Se per una manovra sbagliata, una mera fatalità o una scarsa manutenzione.
La carrozzeria «Quadrifoglio», qualche anno fa, era balzata all’attenzione della cronaca per l’operazione contro la ’ndrangheta denominata «Minotauro». Perché, proprio in quella carrozzeria, che era di proprietà di Francesco D’Agostino, condannato a sette anni per 416 bis, nel 2005 l’imprenditore Antonio Sinisgalli venne portato e poi intimidito da alcune persone che gli mostrarono le fotocopie dell’ordinanza «Poker», giusto per fargli capire quale era il loro spessore criminale e convincerlo a pagare. Lui, però, non si fece intimidire e raccontò tutto ai carabinieri. Ma non solo. Lo stesso indirizzo venne usato anche come sede fittizia di un’agenzia di trasporti intestata alla moglie di Adolfo Crea, considerato uno dei capi della ’ndrangheta sotto la Mole e condannato in seguito all’operazione Big Bang a 10 anni e 4 mesi di carcere.

 

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