La ripresa economica italiana è un sogno di politici in malafede ed economisti troppo vicini alle stanze del potere

Imprese italiane delocalizzate: Circa un operaio su quattro è all’estero

di Giuseppe Izzo

Portare l’Italia, alle condizioni pre-crisi, è matematicamente impossibile. Il nostro debito pubblico continua a salire, il PIL è fermo, la disoccupazione giovanile è prevalente.

Basterebbe la lettura attenta e sincera, di alcuni dati economici, per comprendere che quello che ci racconta la politica sono numeri a lotto. L’Italia senza politiche di rilancio, senza investimenti pubblici per lo sviluppo, con una pressione fiscale soffocante, non potrà mai uscire dalla crisi, anzi la situazione continuerà a peggiorare. Il perchè ? E’ Semplice e banale: Le aziende, vere produttrici di reddito e di ricchezza, pilastro dell’economia italiana, sono andate via (sono scappate) dal nostro paese delocalizzando le loro attività in paesi con una pressione fiscale più sopportabile.

Il manifatturiero, in misura prevalente rispetto ad altri settori economici, sta migrando all’estero anche per quanto riguarda gli stabilimenti produttivi. Un processo iniziato negli anni 2000 e ancora in corso oggi. Secondo uno studio di di Confartigianato, relativo al 2013, le imprese italiane delocalizzate all’estero sono oltre 6.500, con un fatturato complessivo di 217 miliardi di euro e l’impiego di quasi 835 mila operai e addetti lontano dai confini italiani.
Considerando l’incidenza degli addetti impiegati nelle imprese residenti all’estero rispetto a quelli impiegati nelle imprese residenti in Italia, Confartigianato misura nel manifatturiero il più alto grado di “internazionalizzazione attiva”: il 22,3%, ossia tre volte rispetto agli altri settori (7,3%) e il doppio rispetto a quanto osservato per il totale dell’economia italiana (10,7%).
In cinque anni, le imprese del manifatturiero, che hanno spostato all’estero produzione e lavoro, sono aumentate del 5,3% (+1,4% negli altri settori). La produzione italiana, maggiormente delocalizzata, è quella di veicoli a motore, che registra un grado di internazionalizzazione attiva del 106,2%: operai e addetti impiegati all’estero sono ormai di più di quelli residenti in Italia.

Con questi dati economici, che non lasciano nessuna altra interpretazione se non quella di un aumento della disoccupazione, nei prossimi cinque anni, con una riduzione continua del reddito pro-capite, è imbarazzante continuare a leggere, sui principali mezzi di comunicazione italiana, previsioni di crescita e miglioramento dell’economia che, alla al momento, sembrano impossibili da realizzare. Quindi, mi chiedo: i nostri politici sono ingenui, ignoranti oppure coscienti e in malafede ?

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