Iran: nuove proteste e auto in fiamme, almeno 12 morti

Aumenta il numero dei morti e l’intensità della violenza nelle manifestazioni antigovernative in Iran: la notte scorsa, le forze di sicurezza hanno respinto “dimostranti armati” che cercavano di prendere d’assalto stazioni di polizia e basi militari. Lo ha riferito la Tv di Stato, secondo cui il numero delle vittime è ora salito a dodici, mentre secondo altre fonti sono ben di più. L’emittente ha inoltre mostrato immagini di banche private assaltate, vetrine sfondate, automobili rovesciate e incendiate, così come un camion dei vigili del fuoco. Le autorità hanno fatto sapere che oltre 300 persone sono state arrestate nei giorni, ma anche in questo caso, secondo altre fonti sono molte di più. Al quinto giorno di violente proteste, il presidente Hassan Rohani ha lanciato oggi un appello all’unità tra “governo, parlamento, giustizia e esercito” per tutelare gli “interessi nazionali” contro quello che ha definito un “piccolo gruppo che grida slogan illegali, insulta la religione e i valori della rivoluzione islamica”.

La Tv ha però parlato di scontri diffusi, con vittime a Tuyserkan, Shahinshahr, e altre fonti parlano di analoghe manifestazioni a Izeh, oltre che nella capitale Teheran, dove peraltro una ragazza è diventata il simbolo della protesta: ha sfidato le autorità e l’obbligo di indossare il velo, l’hijab, che ha pubblicamente sventolato nel mezzo di una strada affollata. Il suo volto è rapidamente divenuto noto in tutto il Paese, grazie ad un video amatoriale che è stato ampiamente diffuso nonostante le autorità abbiano bloccato l’accesso ai social network, in particolare Telegram e Instagram. E per questo è stata poi arrestata.

Iran: Rohani, uniti ‘contro piccolo gruppo violenti’ – Un’appello all’unità tra “governo, parlamento, giustizia e esercito” per tutelare gli “interessi nazionali” contro un “piccolo gruppo che grida slogan illegali, insulta la religione e i valori della rivoluzione islamica”. A lanciarlo è stato il presidente iraniano Hassan Rohani, incontrando un gruppo di parlamentari, mentre il paese è scosso dalle proteste. “Ora – ha detto – dobbiamo concentrarci sull’importanza del sistema, della rivoluzione, degli interessi nazionali, della sicurezza e della stabilità della regione”. “Non voglio parlare delle ragioni dei disordini – ha proseguito Rohani – ma qualunque protesta deve essere fatta nel rispetto della legge e senza provocare nessuno”. In ogni caso la nazione si deve unire contro questo “piccolo gruppo”. La situazione dell’economia iraniana, ha proseguito il presidente, “è migliore rispetto al livello medio mondiale e la crescita economica del paese si è attestata al 6% nella prima metà dell’anno iraniano, ma ciò non significa che tutti i problemi siano stati risolti. Per far ciò ci vuole tempo”. Rohani ha poi ricordato che il governo ha creato 700.000 posti di lavoro, ma, ha aggiunto, “accettiamo le critiche contro l’attuale alto tasso di disoccupazione”.

Trump, ‘è ora di cambiare’ – “L’Iran sta fallendo ad ogni livello nonostante il terribile accordo fatto con l’amministrazione Obama”, ha scritto anche oggi su Twitter il presidente americano Donald Trump aggiungendo che “il grande popolo iraniano è stato represso per molti anni. Sono affamati di cibo e libertà” e “assieme ai diritti umani la ricchezza dell’Iran è stata saccheggiata. E’ ORA DI CAMBIARE”.

IL PUNTO – Iniziate per protesta contro il carovita e un’economia che stenta a decollare – soprattutto per la gente comune, nonostante la revoca delle sanzioni dopo l’accordo con la comunità internazionale sul nucleare -, poi trasformatesi in dimostrazioni anti-governative e contro la corruzione del regime. Nella sola Teheran sono stati arrestati oltre 200 manifestanti, alcuni dei quali già rilasciati, e una quarantina di leader della protesta, accusati di aver organizzato “manifestazioni illegali” e di aver danneggiato proprietà pubbliche, ha reso noto il vicegovernatore della capitale Nasser Bakht. E proprio per evitare i raduni di strada le autorità hanno bloccato, anche se “solo temporaneamente”, l’accesso ai social netowork, in particolare Telegram e Instagram. E’ intervenuto anche il presidente iraniano Hassan Rohani. “Il popolo iraniano è libero di manifestare”, basta che le proteste “siano autorizzate e legali” e che non si trasformino in violenza. “Una cosa è la critica – ha detto – un’altra la violenza e la distruzione della proprietà pubblica”. Pur attaccando il presidente americano Trump per le sue “interferenze” e il sostegno su Twitter agli iraniani in piazza, Rohani riconosce tuttavia che il popolo non è solo preoccupato per motivi economici, ma anche “per la corruzione e la trasparenza”. (Ansa)

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