10 Mamme e lavoro, ancora molte ombre nella fotografia italiana

Mentre cresce l’occupazione femminile, le donne che scelgono di avere figli incontrano altre difficoltà che spesso le allontanano dalla professione. E se si dovesse dare uno stipendio alle madri, dovrebbe essere da almeno 3mila euro al mese

MILANO – Mamme e lavoro, un binomio ancora difficile. Nell’Italia che celebra le madri, la fotografia del rapporto tra donne (madri, in particolare) e lavoro è ancora fatta di tante ombre. Negli ultimi anni il tasso di occupazione femminile ha registrato una crescita significativa, sebbene messa a dura prova dal doppio colpo delle recessioni sperimentate prima con la crisi finanziaria e poi con quella del debito pubblico a cavallo del 2010. Agli inizi di quest’anno, si sono registrati picchi storici con circa la metà delle donne occupate. Miglioramenti che si spiegano con l’aumento del tasso d’istruzione e l’arrivo sul mercato del lavoro di tutte quelle generazioni di laureate che hanno fatto via via percorsi più simili di formazione a quelli dei loro compagni maschi.

Ma se i grandi numeri dicono di qualche progresso, nell’equilibrio delle famiglie le differenze sono ancora sostanziali. Ha avuto modo di annotarle nello scorso autunno l’Istat, proprio in occasione di un’audizione sulla parità di genere. “Persiste”, diceva l’Istituto, “la tradizionale asimmetria nella ripartizione del lavoro familiare, sebbene in diminuzione negli ultimi anni. La percentuale del carico di lavoro familiare svolto dalla donna (25-44 anni) sul totale del carico di lavoro familiare della coppia, in cui entrambi i componenti sono occupati, diminuisce dal 71,9% del 2008-2009 al 67% nel 2013-2014. Peraltro, le donne presentano anche una maggiore quota di sovraccarico tra impegni lavorativi e familiari: più della metà delle donne occupate (54,1%) svolge oltre 60 ore settimanali di lavoro retribuito e/o familiare (46,6% gli uomini)”.

La partecipazione delle donne al mondo del lavoro è peraltro molto legata ai carichi familiari: “Nel secondo trimestre 2017 il tasso di occupazione delle 25-49enni è l’81,1% per le donne che vivono da sole, il 70,8% per quelle che vivono in coppia senza figli, e il 56,4% per le madri.

Il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e il tasso di quelle senza figli, dopo il miglioramento degli ultimi cinque anni, nel 2016 è diminuito di 1,8 punti: su 100 occupate senza figli le madri lavoratrici con bambini piccoli sono circa 76″. Di fatto, fare la madre diventa ancora un ostacolo alla professione.

Numeri corroborati da un recente rapporto dell’Inps, per il quale – considerando tutte le donne che erano occupate prima della nascita del figlio – a 24 mesi dalla nascita di questi si osserva una perdita secca del 35% dello stipendio. O ancora, dai rilievi dell’Ispettorato del lavoro per il quale, nel 2016 tra le donne che hanno dato le dimissioni dal lavoro, ben 8 su 10 erano mamme. E quattro di loro indicavano proprio nella difficoltà a gestire insieme figli e lavoro come motivo della rinunvia alla professione. E dire, calcolava l’anno scorso di questi il portale ProntoPro, che se uno provasse a dare un valore economico al “mestiere” di mamma – dal cucinare all’accudire i familiari, passando per il tempo speso a scorazzare i figli in giro per la città – servirebbe uno stipendio da 3mila euro al mese.

Dice di nuovo l’Istat, che le donne sono inoltre svantaggiate nella qualità del lavoro svolto. Nella media sono: più elevata la quota di occupate a termine da almeno cinque anni (19,6% rispetto al 17,7% gli uomini), l’incidenza delle dipendenti con bassa paga (11,9% contro 8,8%), le occupate con un livello di istruzione più alto di quello maggiormente richiesto per il lavoro svolto (25,7% in confronto a 22,4% gli uomini), e soprattutto è quasi tripla di quella degli uomini (rispettivamente 19,1% e 6,5%) la quota di occupate in part time involontario.

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