Luminare sardo scopre la terapia “Anti Diabete”: Dal 2020 addio a siringhe e schiavitù

Dire addio alla siringa per l’insulina. Dire addio al gravoso impegno di controllare continuamente i propri livelli glicemici per stare in un equilibrio di salute spesso precario. Dire addio alle gravi complicanze di una malattia, il diabete, che ti aggredisce da bambino e non ti molla più. E che ti può mettere in pericolo di vita. Addio, o almeno la sua prospettiva concreta, che oggi ha un nome e un cognome, ed è sardo: Bastiano Sanna.
Dire addio alla siringa per l’insulina.

Il professor Sanna, nuorese, 44 anni, nei giorni scorsi è stato ospite dell’università di Sassari – dove negli anni Novanta si è laureato in Biologia e dove ha conseguito il dottorato in Biochimica – per presentare il suo attuale lavoro di ricerca a Boston, Massachusetts, Usa. Una ricerca che «porterà, nel giro di 3-5 anni, ad abbandonare le terapie tradizionali per il diabete di tipo 1 e a liberare chi è affetto da questa patologia dalla schiavitù e dai problemi correlati a un deficit che fra l’altro è diffusissimo in Sardegna».

Bastiano Sanna, socio dello scienziato di fama mondiale e docente di Harvard Doug Melton nella Semma Therapeutics, sta per portare alla luce il clamoroso risultato della ricerca di Melton: un dispositivo, una sorta di microchip contenente cellule Beta che producono insulina, da installare sotto pelle del paziente diabetico. Basti pensare che questo pancreas artificiale in miniatura (un disco delle dimensioni di una moneta da 2 euro), posizionato all’altezza dell’inguine ma lateralmente, sarà in grado di produrre autonomamente insulina in quantità necessaria a seconda del livello di glucosio rilevato nel sangue in ogni momento.

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